Che cosa è più leggiera del primo amore?
La donna
Che cosa è più leggiera della donna?
Nulla.
Giulio Amanda eran due cugini di sesso diverso, epperò innamorati; gli amori tra parenti sono d’ultima moda. Posso assicurarvi che que’due si amavano veramente come due pastorelli d’Arcadia, come due tortore sorelle, come si amano il calamaio e la penna, l’inchiostro e la spugna. Cresciuti ambedue sotto il medesimo tetto, andati alla scuola sempre insieme, vivuti fanciulli sempre l’uno accanto all’altra, eglino avean contratto tra loro la più sviscerata simpatia: parea che il cielo gli avesse destinati ad essere un giorno gli eroi di questo mio racconto. Erano dunque i più furiosi innamorati di tutta l’Italia dalle Alpi al Lilibeo.
Il padre di Giulio viveva a Parigi per suoi negozi, ed aveva affidato il figliuolo alla educazione dello zio, il quale considerandolo come un altro suo figlio, ed allevandolo perciò come un fratello di Amanda, era ben lungi dal sospettare che un giorno quel fanciullo avrebbe avuto 16 anni ed Amanda 15, che a questa età si vorrebbe far l’amore ad ogni costo, e che lo star sempre insieme de’due cugini potea far nascere ne’loro cuori quello che appunto nacque, cioè una passione bella e buona, da potersi soltanto guarire alla spezieria del notaio mercè una ricetta matrimoniale.
Ed invero que’due cugini erano amabilissimi; sembravano non essere nati che per far l’amore; la fanciulla era delicata e sensitiva come la carta velina, il giovinetto era bello, leggiadro e caro come… me (non volea dirlo per modestia).
Amanda avea due occhi grandi grandi, neri neri, lucidi lucidi, vivi vivi, parlanti parlanti; aveva una bocca, bocconcino di dama o spumone alla vaniglia, un naso all’inglese. Giulio poi aveva tutto quello che debbe avere un bel giovine, e qualche cosa in più; ma gli mancavano i baffi: il poveretto si radeva tre volte al giorno con la speranza di far sbucciare un pelo sulle labbra, ma ci era da uscir matto per rabbia, tanto era impassibile quella pellicina alle ripetute carezze del rasoio. Questo non toglieva però che Giulio fosse una creatura molto seducente; imperocchè, se il volto era spelato, i capelli erano lunghi e lisci come seta.
Due anni stettero i due cari giovani a guardarsi reciprocamente (come certi innamorati al teatro de’Fiorentini), senz’avere il coraggio di dire che si amavano. Ogni giorno Giulio si alzava col fermo proposito di dichiararsi alla cugina, ed ogni sera si coricava senza essersi avanzato d’un passo nel cuore della bella; mille lettere furono scritte e lacerate; mille volte egli aveva avuta l’occasione di ficcare un bigliettino nella piccola tasca del grembiule di Amanda; ma sempre gli era venuto meno l’animo di farlo; e quel messaggio d’amore si era fatto tutto sudicio nella tasca sinistra del calzone di lui: mille volte il dolce io ti amo gli stava sul labbro, mille volte stava lì lì per scappargli… ma tutto svaporava in un sospiro…in un vento, in un po’d’aria. La povera Amanda si arrabbiava e mordeva il moccichino quando vedea perduto le lunghe ore senza venire all’argomento calzante; essa cercava sempre con le calde occhiate d’incuorare il cugino a parlare, ma questi non ne facea niente, perché la lingua gli scendeva nel profondo del laringe, e restava pallido, affannoso, pieno di freddo in corpo, pieno di fuoco negli occhi, senza osare dire quello che Amanda ardeva ascoltare.
Finalmente un giorno (il più bello nella vita de’due cugini, segnato a caratteri color rosa nella loro memoria) un giorno (era di domenica, se non isbaglio) un giorno (alle due e mezzo dopo mezzogiorno; non saprei dirvi se ci mancava qualche minuto) un giorno (era del mese di febbraio, quando il sole entra nella costellazione dei pesci); un giorno Giulio e Amanda stavano seduti a fianco l’uno dell’altra; ella ricamava un merletto, e Giulio la guardava, perché la vista dell’oggetto amato riempie il cuore, vivifica gli organi respiratori, e accelera la circolazione del sangue, secondo le mie scoverte fisiologiche. I due cugini aveano poco prima terminato di pranzare, e i vapori della digestione montando loro in faccia, coloravano le loro guance come un carminio. Amanda era bella come un sole d’aprile e scottava come il sole d’agosto; Giulio era tutto rosso come un uomo che ha mangiato bene. Il giovine si sentiva un insolito fuoco nel petto, sentiva girargli la testa come una trottola… Essi erano soli e sena’alcun sospetto. Giulio avea 20 anni e Amanda 19.
Avvenne che… (è permesso dirlo?) avvenne dunque che il prussiano con la punta schiacciata di Giulio sfiorò lo scarpino di seta di Amanda; que’due si guardarono, sorrisero, e i loro volti divennero due cocomeri di Castellammare, o due pomidoro, quello che più vi piace: lascio ad ognuno la libertà di mettere qui quel cibo che più gli garba… Tutto fu spiegato!!!
Da quella memorabile giornata in poi i due amanti si posero in corrente; dopo un mese il cugino parlò al papà della cugina, e fu conchiuso il matrimonio previo l’assenso del padre di Giulio, al quale si era scritta la felice scoverta di questo amore. Qui la mia penna ristà dal descrivere la felicità de’due giovani. Per l’occhio del mondo Giulio si divise da suo zio, ed affittò due camerette in alto sullo stesso palazzo, in cui, al secondo piano nobile, abitava la sua cara futura metà. Gioie supreme di due cuori che si amano col matrimonio in prospettiva, delizie ineffabili di due anime innamorate col permesso dei superiori, felicità di quattr’occhi che si scontrano sempre, dolcezze d’un primo amore, rinunzio dal ritrarvi a’miei lettori, perché ci vorrebbe una penna più lunga della mia e meglio temperata all’inglese.
Ma in mezzo a tanta felicità giunse improvvisamente un colpo di fulmine. Immaginatevi un tegola che vi sfondi il cappello mentre seguite la vostra innamorata alla Villa: figuratevi una scheggia od un ciottolo che vi faccia cascare e rompere sul ginocchio l’unico pantalone che avete. Ed una sventura molto più tremenda di queste cennate piombò addosso a’due amanti: il padre di Giulio chiamava in tutta fretta il figliuolo a Parigi! Non ci era rimedio; bisognava partire. Le lagrime furono abbondanti come le piogge in Napoli, i sospiri furono innumerevoli, le promesse e i giuramenti furono (salvo errori ed omissioni) trecento cinquantanovemila ottocento quarantuno. Ma bisognò rassegnarsi all’amara partenza… Fu stabilito che Giulio avrebbe in questa congiuntura, pensato di comprare a Parigi il corredo della sposa; e non sì tosto tornato, si sarebbero fatti gli sponsali.
Giulio partì!!
Passarono tre anni.
Amanda li contò giorno per giorno, e per colma di sciagura tra i tre anni ci fu uno bisestile, che portò un giorno dippiù degli altri. Nel corso di questo tempo Giulio che sul principio della sua dimora a Parigi scriveva ad ogni posta, cominciò in seguito a rallentare le sue lettere fino a non scrivere più. Amanda si disperò, pianse, volea abbandonar la società, volea buttarsi dal balcone, volea far cose tremende da far rizzare i capelli finanche ad un appaltato de’Fiorentini, ma non fece niente ed aspettò; le donne aspettano sempre… che cosa? Dimandatelo loro a quattr’occhi.
Una mattina, dopo un anno che Giulio non scriveva, si presenta alla giovine un bel signore, il modello de’modelli, con certi capelli folti, ricci e profumati, con certi baffi più neri del cappello, con certi occhi più neri de’baffi; era insomma una cosa terribile, un lion uscito dalla fabbrica de’lions!… Quest’uomo consegnò ad Amanda una lettera.
La giovine l’aprì, e lesse queste parole:
Cara cugina, vi partecipo il mio matrimonio con la duchessina di B… Credo che non formalizzerete di questa improvvisa notizia, perché ho voluto, per certe mie ragioni, far le cose in silenzio. In quanto al nostro amoretto, suppongo che darete a tale fanciullaggine quella importanza che ci ho dato io, e ben tosto mi mandiate un biglietto simile a questo. Vi raccomando di ricever bene il latore del presente, mio intimo amico, che viene in codesta capitale (mirabile a dirsi!) per prender moglie, egli è francese e si chiama Rodolfo D…
Bacio le mani a mio Zio, e vi saluto caramente. Il vostro affezionatissimo cugino. Giulio.
P.S. La duchessina di B… m’incarica di dirvi tante cose da parte sua.
Un mese dopo Giulio ricevette un biglietto di sua cugina, nel quale costei gli annunziava di essersi maritata con Rodolfo D…
FRANCESCO MASTRIANI