Sono tre le trame principali del romanzo. La prima, che vede protagonista la lussuriosa Valentina, figlia del corso Marco Boldini, s’intreccia con il protagonista della seconda, il libidinoso conte Ciriaco.
La seconda trama narra le vicende di una famiglia del popolo napolitano, quella di un turpe nano, soprannominato Mezzocannone, di sua moglie Mariantonia, e delle figlie Paolina e Marietta.
Il romanzo inizia nel teatro de’Fiorentini: nel corso del dramma Il birichino di Parigi, un uomo del pubblico, in seguito ad una scena scabrosa dell’opera, urla la parola maledetta! Un’altezza reale che era in un palchetto insieme ad una donna, fa prima arrestare e poi rinchiudere in un manicomio, colui che ha imprecato nel teatro: costui è il corso Marco Borghini; la donna è invece Valentina sua figlia.
Altro personaggio principale dell’opera è il conte Ciriaco, ricco, di aspetto avvenente e anche valido poeta. Nei primi 38 anni della sua vita, non è riuscito a trovare il suo ideale di donna. Si innamora e poi sposa Ezilda, figlia di Proto suo cugino avellinese, una bella donna di casti costumi.
Ottenuto il possesso della Ezilda, che è diventata sua legittima consorte, il conte riprende la sua vita di libertino. L’arrivo di tre figli, è un certo disordine nelle sue finanze, dovute alle sue follie erotiche, operano un ravvedimento nel conte, che si dedica di più moglie e alla famiglia.
Nella sua gioventù Ciriaco ha avuto diverse relazioni amorose; una con Cecilia, una veronese che per lui ha abbandonato marito e figli. Dal loro rapporto è nato un figlio, Raimondo. La donna entra nella trama del racconto quando il conte ha ormai 55 anni. Cecilia pretende da Ciriaco una ingente somma di denari che gli servono per la sua sopravvivenza e quella del figlio Raimondo. Un giorno si presenta a casa del conte, e in tal modo la moglie Ezilda viene a conoscenza della tresca che il marito ha avuto con Cecilia e dell’esistenza di un altro figlio di suo marito, avuto appunto con questa donna.
Ad una delle protagoniste del romanzo, Valentina, la figlia del corso Marco Borghini, Mastriani dedica un intero capitolo in cui descrive la sua storia familiare.
I suoi genitori Marco e Teresa sono brave ed oneste persone. Lui è impiegato nella darsena di Napoli. Lei è cattolica e casalinga. I genitori tendono d’inculcare sani principi di onestà e di comportamento alla figlia, che è bellissima, ma il suo fato organico dispone diversamente della sua vita. In seguito ad un alterco avuto col padre, Valentina riceve da lui un violento schiaffo, che le fa cadere un molare. E dopo questo episodio, la ragazza odierà per sempre il genitore. La ragazza abbandona poi una notte la casa paterna. Di lei si è invaghita un’altezza reale, che l’ha conosciuta durante una visita da lui fatta, in casa della famiglia del cavaliere Leopoldo, loro vicini di casa. Il cavaliere è padre di Olga, amica di Valentina, che era presente in quella casa quando arrivò in visita l’altezza reale. Valentina diventa l’amante del principe, che dopo un anno l’abbandona e la ragazza si mette con un ricco banchiere.
Come su mentovato, due personaggi d’inizio del romanzo s’incrociano. Ciriaco conosce Valentina durante un veglione al San Carlo, e di lei se ne invaghisce, e la donna diviene la sua amante.
Un giorno lo costringe ad accompagnarlo ad un ritrovo di società in casa di un nobile, e qui avviene un enorme scandalo, a causa della presenza di Valentina, arrivata sotto il braccio di un nobile conte sposato e con figli. In questa riunione sono presenti altri personaggi, Guglielmina marchesa di Castrioti, sorella di Leopoldo e Napoleone Frejus, un corso ambiguo.
In seguito, nel momento in cui il lussurioso conte Ciriaco sta per appagare il suo desiderio di possedere Valentina, nella casa della donna, viene arrestato da tre uomini della polizia, lì mandati dal prefetto. A farlo arrestare è stata una denuncia del Frejus che, innamorato folle di Valentina, è di lei geloso. La Valentina riesce poi a fare uscire il conte di prigione, dopo un colloquio avuto col Delcarretto.
Ciriaco, oltre ad una figlia femmina, ne ha due maschi che sono in pensione in un collegio di Napoli. Il più piccolo, Arturo, in seguito ad una caduta da una branca di scale del collegio, batte la tempia e muore. Aveva chiesto di rivedere il padre prima di morire, ma il conte preferisce recarsi ad un convegno amoroso con la Valentina, piuttosto che recarsi dal moriente giovinetto. L’altro figlio Ciro, avverte la madre e la sorella della disgrazia , ma queste giungono nel collegio quando Arturo è già morto. La dinamica della sventura accorsa al fanciullo viene raccontata da Polo Esposito, un trovatello che studia in quel collegio, intimo amico dei due fratelli. Il reietto conferma che Arturo, scivolando dal pavimento umido, ha perso l’equilibrio e, caduto da una rampa di scale, ha battuto violentemente la tempia per terra. Il cadavere del bambino lo portano a casa. Ezilda la madre, si reca poi in Prefettura ove suo marito Ciriaco è detenuto, e gli racconta della disgrazia. Il conte ne rimane sconvolto, si crede lui la causa dei guai che hanno colpito la sua famiglia. Uscito di prigione, grazie all’intercessione di Valentina, Ciriaco si rifiuta di seguire la donna, che indispettita lo abbandona al suo destino.
Il re Ferdinando viene a conoscenza della vita libertina della corsa, e la vuol condannare all’esilio dal regno, ma la donna se la cava grazie all’aiuto di Frejus, che sempre di Valentina innamorato, chiede ed ottiene per lei a grazia dal sovrano.
La prima parte del romanzo si conclude con un dramma: il conte Ciriaco viene assassinato mentre sta per entrare nel portone che conduce all’appartamento di Valentina, dalla quale si stava recando per chiederle perdono dopo che la donna lo aveva lasciato, poiché voleva tornare nella sua famiglia.
Nella seconda parte del romanzo inizia il secondo dramma. Entrano in scena una coppia ambigua, il nano Mezzocannone e la grossa moglie Mariantonia. Dopo sposati non avendo avuto figli adottano una bambina, Marietta, ma dopo due anni nasce un’altra bambina, Paolina che al contrario degli orridi genitori, è bellissima. Maria ha l’animo perverso mentre Paolina è il suo opposto, buona e gentile. E col passare degli anni, ella diventa la vittima della cattiveria della sorella ma soprattutto del padre. L’unica che cerca di difenderla è la madre Mariantonia, la quale deve però combattere contro il marito a favore della figlia. Questa famiglia vive in un appartamento non grande, ove vengono dato in subaffitto delle camere, e tra i pigionali ci sono il guappo don Nicolino, che diviene il fidanzato di Maria, e Sarrecchia, un esoso personaggio con il quale Mezzocannone si mette in seguito d’accordo affinché gli uccida la moglie Mariantonia.
Mezzocannone tenta anche più volte di uccidere la figlia Paolina, un tentativo lo fa con la morte cellecatoria, ma non ci riesce, e poi ci prova facendola morire d’inedia, e in ciò è aiutato dalla figlia adottiva Marietta. Ma contro questo tentativo è aiutata la Paolina dalla madre Mariantonia, che riesce a proteggere la figlia, fino a quando viene uccisa.
Paolina trova poi protezione dalla Studente, una prostituta che pure vive in subaffitto in quella casa.
Un altro personaggio entra in scena per salvare la misera Paolina, un l’abate Ludovico, che arriva in casa in tempo per salvarla da sicura morte ad opera di Mezzocannone e della bastarda Marietta.
Mezzocannone fa credere all’abate che è Paolina la figlia della Madonna, la trovatella, e il prelato porta via Paolina e non Marietta, sua intenzione è quella di togliere la trovatella dai maltrattamenti del padre e della sorella.
Nel corso di una scampagnata, Mariantonia viene assassinata da Sarrecchia, il losco figuro che vive nella loro casa, e che è stato assoldato da Mezzocannone, che poi viene denunciato dallo stesso Serrecchia, che giustifica il suo delitto, dicendo che Mezzocannone non ha rispettato i patti, riguardo al guiderdone che doveva avere per l’uccisone di Mariantonia. Entrambi vanno in galera e subiscono un processo penale.
Sarrecchia viene condannato a morte, ma il re gli commuta la pena ai lavori forzati a vita. Mezzocannone ha per pena 25 anni di lavori forzati: dal carcere vieta il matrimonio tra Marietta e don Nicolino.
Don Nicolino riceve dalla Società a cui ascritto, una obbedienza, e la rifiuta. Per tal ragione litiga con la sua donna Marietta alla quale le sfregia la guancia con un colpo di rasoio.
Riappare poi ancora Raimondo detto Cannolicchio, il figlio adulterino di Ciriaco, avuto con Cecilia, e che è diventato un camorrista. Cannolicchio si presenta dal signor Proto, padre di Ezilda, il quale dopo la morte del genero cura gli interessi della figlia, e gli chiede dei soldi perché figlio del conte Ciriaco, ma il signor Proto lo scaccia di casa in malo modo.
Drammatica è il ritorno in scena di Paolo Esposito, che è un altro figlio adulterino del conte Ciriaco, avuto con una donna di facili costumi sorrentina, Eulalia, che per miseria aveva messo il bambino, alla nascita nella ruota dell’Annunziata. Lo riprende adolescente e riesce a farlo andare in pensione nel Collegio dove ci sono i figli di Ciriaco Ciro ed Arturo. In seguito alla morte di Ciro e all’uscita dell’educatorio di Arturo, anche Paolo lascia il collegio ed un giorno si presenta a casa di Ezilda con una tragica lettera di sua madre, che chiede sussidi per il figlio. In seguito il bastardo Paolo Esposito, che era stato lui a causare la morte di Ciro, dandogli la spinta fatale per farlo cadere dalla branca di scale, fa fuori anche l’altro figlio di Ezilda, Arturo con una coltellata al cuore. Paolo Esposito, sapeva che Ciro ed Arturo erano suoi fratelli, e l’odio verso di loro nacque appunto perché essendo egli un figlio adulterino, non aveva alcun diritto civile; viene arrestato e confessa i suoi delitti, e sua madre muore qualche giorno dopo tale cattura . Ezilda con sua figlia, addolorata, se ne ritorna al suo paese natio da suo padre nell’avellinese.
L’abate Ludovico porta poi Paolina a casa della marchesa Castrioti, e le fa noto che ella è una loro figlia adulterina. Paolina in seguito, pur non essendo figlia adulterina della marchesa, viene da essa adottata, e va poi in sposa ad un benestante calabrese.
Valentina Borghini alla fine viene poi espulsa dal regno di Napoli, sempre per ordine di re Ferdinando, perché implicata, seppur indirettamente, nell’omicidio del conte Ciriaco, che è stato assassinato dal corso Frejus, per gelosia.
La donna continua la sua vita dissoluta in varie città italiane ed europee, e dopo i rivolgimenti politici del ’48 torna a Napoli. Ritorna nella sua città natia in contemporanea all’uscita del manicomio di Miano di suo padre Marco, il quale scoperto dove vive attualmente la figlia, divenuta l’amante di un ricco russo, riesce a penetrare nella stanza di un albergo, dove si trova da sola la figlia, e dopo di essersi fatto riconosciuto, la uccida con un colpo di coltello al cuore, e poco dopo egli stesso si toglie la vita sparandosi un colpo di pistola. E con questa tragedia si conclude il terzo dramma e il romanzo.
ROSARIO MASTRIANI