Parlando dell’Artista Drammatico dicemmo che il Pittore ritrae sulla tela le movenze, e gli angoli dell’umana fisionomia sotto l’impero delle passioni; anch’egli dunque deve aver studiato l’uomo e la natura, e subíto diversi casi e diverse fortune. Il Pittore è l’Artista per eccellenza, l’Artista nobile, indipendente, libero, epperò felice: a mò dell’Arabo di Palmira che spiega la sua tenda dove trova un filo d’aura che mitighi l’afa scottante del deserto, il pittore non si ferma che là dove trova ispirazione e fortuna.
Si nasce pittore come si nasce poeta: il Correggio, il Giordano, il Guercino, il Guido, il Polidoro, Raffaello, Rubens eran pittori, per così dire, fin dalle fasce. Per lo più l’istinto d’imitazione, il colpo d’occhio della visuale, la giustezza delle proporzioni, la fermezza del polso, ed altre simiglianti naturali disposizioni si trasmettono nel sangue da padre in figlio, per modo che sovente si è veduto una intera generazione di ottimi pittori, sebbene talvolta la scuola da essi adottata sia diversa. Queste tali disposizioni sono altrettanti doni che la natura fa a certi uomini; dappoiché la pittura è un’arte che di per sé sola è bastevole a far felice l’esistenza di un uomo: arte somma grandiosa, nobilissima, che riempie il cuore de’suoi cultori di una gioia sovrumana, indicibile, come quella che sente un padre al vagito d’un suo primo figlioletto. Il Pittore crea con la mente, co’sensi, col braccio: egli trasmette sulla sua tela una scintilla dello spirto celeste che palpita d’ansia e di piacere ad ogni tocco di pennello; l’anima dell’Artista ha le sue gioie e le sue sofferenze che nulla han di comune con le sensazioni materiali dell’argilla: esiliata dal cielo sulla terra come un raggio di sole, quell’anima vive di celesti reminiscenze, d’immagini eteree e di vaghe aspirazioni verso l’infinito. Chi volesse formarsi un’idea della fantasia d’un pittore, potrebbe assimigliarla a quel confuso ammasso di forme, d’immagini, o di colori che resta innanzi agli occhi dopo aver fissato pochi momenti il sole.
Quando il pittore ha terminato un lavoro di lunga lena si affeziona, si attacca all’opera sua come ad un figlio: quel quadro gli parla, lo carezza, gli sorride: egli ha trafuso in quel quadro le passioni del suo cuore, le memorie della sua vita, il colorito allegro e malinconico della sua anima.
Il colorito, l’espressione, le tinte diversificano eziandio a tenore delle diverse scuole: la scuola Fiamminga ama il tetro, il notturno, il fantastico; la scuola Italiana si attiene in preferenza al genere gaio, ed a’subbietti storici.
Il pittore è ordinariamente assai socievole e buon compagno: amico della giovialità e della indipendenza egli calpesta i pregiudizî della moda e delle cerimonie: spensierato, allegro, vivace, prodigo, non ha sistema veruno in quanto al suo viver giornaliero: pranza in città, in campagna e per lo più sempre alla stessa ora, e sempre presto, imperocchè l’uso di pranzar tardi ora così strettamente osservato dalla classe agiata non confà alle abitudini ed agli studî del pittore.
Negli Artisti si serba tuttavia il costume di cenare, e le loro cene, quando si uniscono in brigata, sogliono essere molto briose; durante que’momenti di obblio gli Artisti si abbandonano a tutta la parte materiale della loro esistenza. Moltissimi insigni pittori sono stati celebri ancora per la bizzarria e le strambezze della lor vita. Riandando le biografie del Caravaggio, di Bacici, d’Andrea, di Rembrandt si resterà sorpresi delle innumerevoli pazzie e delle picciolezze cui questi sommi uomini si abbandonavano.
Il Paesista e il Figurista benché entrambi cultori dell’arte imitativa delle forme e de’colori, hanno non però alcune speciali tendenze che ne diversificano il carattere sociale. Il primo ordinariamente distratto e malinconico in città non sente la vita che nella solitudine della campagna: i suoi occhi continuamente fissi sulle bellezze del creato han preso la dolce tristezza che è sparsa sulle vergini colline, sulle spiagge susurranti, sulle ruine delle antiche città, e su i monumenti delle cadute grandezze. Il Paesista studia gli effetti sorprendenti della luce sulle masse, sulle frappe, sul mobile cristallo delle onde, egli contempla con l’intuizione del genio la gradazione de’colori al sorgere o al tramonto del sole; fissa ed arresta il corso della fuggevole nugoletta che traversa i campi azzurri del cielo come una bianca vela in lontano mare; osserva i merli delle alte torri, le macerie de’diruti casali, le ombre di frastagliate foreste, i cipressi del cimitero al chiaro di luna. Ci è il Paesista che ritrae dalla natura, e quello che inventa un paesaggio, ritraendolo dalla sua fantasia: nonpertanto le opere di ambedue si chiamano in arte originali: tutti i capolavori di Salvator Rosa sono d’immaginazione.
Il figurista studia in preferenza la fisiologia del volto umano nella immensa scala della perfettibilità: il ritratto è la speciale sua occupazione.
Questo Artista di città è amabilissimo, di belle maniere, di spiritosa conversazione, galante assai verso il bel sesso da cui è sempre preferito ed amato.
Il dagherotipo ha portato la guerra a’figuristi, ha gettato il guanto di sfida a’pennelli, e si è creato sovrano dell’arte imitativa: l’affresco, lo scorcio, la miniatura, l’acquarello, la pastella sostengono però tuttavia la loro preminenza e il loro diritto di anzianità sovra il dagherotipo scuro, annebbiato, cadaverico, e troppo stoicamente seguace della natura. Il dagherotipo pe’ritratti non è molto adottato dalle signore, e la ragione è chiarissima; dappoiché le belle non amano vedere le loro fisionomie rendute malaticce e tristi, e le brutte non vogliono essere ritratte troppo al naturale.
Dopo l’Architettura, la pittura è l’arte più antica e veneranda, ed è quella che ha dato più nomi celebri in quasi tutte le nazioni, e massimamente in Italia, dove può dirsi che la storia delle arti ha preceduto quella dell’incivilimento.
Il pittore e lo scultore (di cui parleremo in altro numero) sono artisti che inventano ed eseguiscono a differenza degli altri che sono artisti puramente esecutivi.
Il bel cielo d’Italia ed in particolare l’amenità de’nostri siti ispirano le anime gentili a darsi allo studio della Pittura; e le nostre biennali esposizioni al Museo Borbonico fanno fede del numero e del valore de’nostri giovani artisti.
FRANCESCO MASTRIANI